Girando tra i banchetti dei dischi al Festival Beat, ho sentito qualcuno dall'altra parte del tavolo parlare in francese, e non mi sono potuto trattenere dall'entrare nel discorso. Ora non ricordo con cosa abbia esordito, deve essere stata una domanda a proposito di un disco. Ovviamente lo sfoggio del mio francese ha sortito buoni effetti sull'"evento comunicativo" (come si dice in psicologia sociale), e la conversazione è continuata con le reciproche presentazioni. E' stato quello il momento in cui ho capito di avere di fronte il boss della Larsen, e avendone constatato la simpatia, dopo circa un'oretta di french-speaking mi sono deciso a chiedergli un'intervista. Questo è il resoconto della chiacchierata avvenuta nel tardo pomeriggio del 27 Giugno, dopo la partita della Nazionale, seduti davanti a due belle birrozze fresche. Complimenti per la simpatia a lui e all'amico Henry, boss della label Where The Action Is. Ricorderò sempre la serata devasto passata in compagnia, prima al cicolo Dalì, e poi di ritorno alla Villa Braghieri.

Bene Denis, parlami un po' della tua label. Quando è nata, e perché hai sentito l'esigenza di creare un'etichetta tua?
Denis: La Larsen Records è nata nel 1989. Avevamo appena registrato il primo album con gli Slow Slushy Boys, e stavamo cercando un'etichetta francese che ce lo producesse. Le due uniche etichette di rock and roll in Francia del tempo, la Stop it Baby e la Closer avevano chisuo i battenti, o stavano per farlo, e allora ci siamo detti 'Beh, lo faremo uscire da soli', e abbiamo pensato di chiamare Larsen l'etichetta. E' così che è partito tutto, non pensavamo di dare inizio ad una vera e propria label, ma solo di fare uscire da soli i nostri dischi.
E quindi già dall'inizio eravate voi ad occuparvi di tutto...

D: Sì, dalla registrazione, alla stampa, fino alla distribuzione ed alla vendita. Poi, visto che ci eravamo rientrati decentemente con le spese, i nostri amici che suonavano in gruppi continuavano a chiederci di fare uscire anche i loro dischi... è così che è cominciato tutto. Per dire la verità, l'etichetta è nata con il secondo disco della Larsen, perché inizialmente non c'era assolutamente l'intenzione di fondarne una.
Quali sono i gruppi che amavi quando hai cominciato, ossia dieci anni fa, e quali sono invece i gruppi che ti piacciono particolarmente adesso?
D: Quando abbiamo cominciato con la label, ciò che mi piaceva di più era la musica dei grandissimi Lyres, Tell Tale Hearts... e già era abbastanza, no? Adesso... non saprei, i gruppi odierni che mi piacciono di più sono... beh, da un lato ci sono gruppi come Fortune & Maltese, o i Waistcoats, dei quali tra l'altro usciranno a breve dei singoli su Larsen, e dall'altro tutti i gruppi derivanti dai Gories e da quel tipo di suono, molti gruppi su In The Red, come Blacktop e King Sound Quartet.
C'è stato qualche gruppo francese il cui suono ti ha influenzato?
D: Beh, certamente... Tra gli altri, un gruppo 'di casa nostra', della nostra città, si chiamava Les Vendicators, e anche un altro gruppo della zona vicina a noi, che si chiamava Les Batmen. Penso che siano i due gruppi che mi hanno spinto a suonare rock and roll.
Quali sono i gruppi che hai prodotto che hanno avuto maggior successo?
D: Penso che il gruppo che è piaciuto di più in giro siano stati i Jekylls, soprattutto all'estero. Ah, ovviamente anche il singolo dei Fortune & Maltese si sta esaurendo molto alla svelta...
Io l'ho comprato ieri!

D: Uno in meno... Eh, sì, se ne vanno a tutta birra... Però, come "filosofia" di etichetta, preferisco non stamparne troppe copie, ne faccio solo 500. E poi, piuttosto che ristamparlo quando è esaurito, preferisco produrre altri dischi e altri gruppi. Quindi, quando stampo un disco, stai pur sicuro che non lo rifarò.
Allora bisogna comprarli subito, i tuoi dischi!

D: Sì, bisogna sbrigarsi! Ma questo non vale solo per i dischi... è così anche nella vita di tutti i giorni...
In Francia trovi un buon riscontro per i tuoi gruppi? C'è un buon pubblico?
D: No, quasi per niente, non c'è una grande scena, né tantomeno un gran pubblico per la musica che facciamo. In generale, si può dire che più della metà delle produzioni Larsen finiscono all'estero. No davvero, il r'n'r, il garage e il surf non sono ascoltati quanto i Ramones... Ci sono buoni gruppi, ma il pubblico segue ciò che è commerciale, ovviamente. In questo momento qualcosa di interessante in Francia lo si nota nel punk, e intendo il "vero" punk, e non i gruppi come... beh, non conosco neanche i nomi...
I Green Day?
D [ride]: Voilà, quella roba lì... No, ti dicevo che al momento ci sono dei buoni gruppi punk, e c'è un bel po' di gente che va a vederli suonare, e questa è sicuramente una buona cosa.
Penso che con i tuoi dischi tu riesca a fare molti scambi, no? Il pubblico anglofono apprezza il rock francese?
D: Sì, non per forza esclusivamente il pubblico anglofono, anche quello italiano, spagnolo, tedesco. In generale negli Stati Uiti ci seguono abbastanza, però è diventata presto la ricerca dell'"esotico", non so se mi spiego... E' anche questione di snobismo... sai come sono gli americani. Non è che ne abbia le prove, ma... sicuramente c'è un po' di verità.
Il rock francese ha qualcosa da invidiare agli altri paesi?

D: Effettivamente sì... Io personalmente, quando suono in Francia, non trovo l'atmosfera che c'è ai concerti in Italia ed in Spagna. In Francia un gruppo può gustarsi davvero il proprio concerto se suona in Bretagna. Là, c'est chaud! Nelle altre regioni, invece, il pubblico è piuttosto freddino. Quando abbiamo suonato in Italia e in Spagna, abbiamo notato che la gente veniva per divertirsi, e questo è cool.
Parlami un po' della tua fanzine. In Francia è venduta a 35 franchi, è cara rispetto alle altre fanze?

D: Sì, è un po' più cara, ma non possiamo metterla a meno, altrimenti non ci rientreremmo con le spese.
E poi, comunque, si paga la qualità [è davvero stupenda]. E' difficile fare uscire una pubblicazione del genere, con allegati dei CD o dei singoli?
D: Difficile no, però è sicuramente una cosa lunga. Soprattutto adesso che sono il solo ad impaginarla, anche visto e considerato che non sono proprio un dio dell'informatica, e dunque i tempi si allungano spaventosamente.
Con che computer lavori?

D: Con un Macintosh, un Quark Express. E' una macchina abbastanza semplice, forse la più semplice da utilizzare per l'impaginazione.
E di cosa ti occupi nella tua fanzine?

D: Oltre all'impaginazione, appunto, scrivo un bel po' di roba... e mi occupo anche della distribuzione, cosa che prende davvero molto tempo. E' da un po' di tempo che sia per l'etichetta che per la fanzine non ho più distributori ufficiali, intendo distributori grossi... Di avere molti distributori in Francia non me ne frega niente, perché tanto anche da solo funziona allo stesso modo. Così c'è più lavoro, però funziona meglio. Preferisco prendermi il mio tempo per fare le cose come voglio io.
Non so se sai a quanto viene venduta la tua fanzine qui da noi. Io ieri l'ho vista anche a 16 mila lire, ovvero a 20 franchi in più di quanto la vendi tu. Qui in Italia alcuni mailorder pompano paurosamente i prezzi, se poi si tratta di dischi esteri, il rialzo è davvero notevole. Tu come ti poni ripetto alla questione prezzi?
D: No, no, io non mi comporto così: nel nostro mailorder, che funziona abbastanza bene e che mi permette di portare avanti l'etichetta, i dischi stranieri hanno lo stesso prezzo dei miei. Forse anche perché non ho la pazienza di perdere tempo a mettere prezzi diversi... [ride]
E anche per questo ti faccio i miei complimenti! Quali sono le tue "hits" sulla fanzine, ovvero i grandi gruppi che hai intervistato?
D: Ora come ora ti faccio un nome solo: i Lyres. Li abbiamo fatti suonare da noi tre anni fa. Sono grandi! Jeff Connolly, ovvero Monoman, è davvero una persona strana. Gli altri, invece, sono persone normalissime. E' stato uno dei più bei momenti della mia vita, hanno anche dormito a casa mia. Dopo questa esperienza, ne ho avuto abbastanza per il resto dei miei giorni... [ride] Comunque sono sempre in attesa di loro canzoni nuove.
Anche a me piacciono molto, soprattutto il live su Crypt... anzi, su Pryct!
D: Sì, quel disco è davvero stupendo!
Dopo aver letto questo numero della tua fanzine [il 13], sei subito diventato uno dei miei fanzinari ispiratori! Tu avevi qualcuno da imitare, quando hai cominciato con la fanza?
D: Beh, grazie per il complimento! Certo, di ispiratori ne avevo, sebbene non fossero molti. C'era una fanzine negli anni '80 a Toulouse, che si chiamava Nineteen, che per me era come la Bibbia. Era incredibile, parlava di rock and roll, di garage, erano gli anni dei Flaming Groovies, dei Barracudas, e poi Lyres, Fleshtones... è così che ho scoperto tutti questi gruppi, grazie a questa fanzine. Poi a Parigi c'era una piccola fanzine, Combo, portata avanti da David della Stop It Baby, che per me è stata davvero una grande influenza, soprattutto per quanto riguarda l'apetto grafico e visivo. Era come un libretto...
Siamo in conclusione... C'è qualcosa che vuoi dire ai lettori italiani e, lo spero, del mondo intero? [risate] Come avrai capito sono ambizioso...
D: Vediamo, c'è qualcosa che devo dire a tutti i ragazzi là fuori... Comprate i dischi Larsen, ma non solo, comprate bei dischi in generale, e soprattutto andate ai concerti, perché un gruppo, se su disco è buono, in concerto vale il doppio. Ciò che a me piace della musica è proprio vedere i gruppi dal vivo, e incontrarli, come persone.

Aggiornamento

Allora Denis, che fine hanno fatto gli SSB? E gli Splinters?
D: Purtroppo la storia degli Splinters è finita; invece con gli Slow Slushy Boys, anche se non facciamo concerti, dobbiamo registrare un disco nuovo proprio in questo periodo. Abbiamo già un bel po' di pezzi, e ci lavoriamo ognuno per conto proprio (Tello abita a Londra). Ci mandiamo delle cassette con i nostri "progressi". Lester, il nostro batterista, vorrebbe continuare a suonare in giro, ma bisogna trovare un bassista. Raccontami qualcosa del tuo nuovo gruppo, Stompin' Harvey and the Fast Wreckers.
D: Negli S.H. & F.W., suonano Michel, ex Vindicators e Preachers, alla chitarra e alla voce, Harvey alla batteria (è il suo primo gruppo, ha lavorato per due anni alla Larsen e poi ha creato la Wiped Out Records con due suoi amici), e io alla chitarra e alla voce. Michel è colui che mi ha spinto nel Rock'n'roll, è con lui che ho comprato il mio primo basso e ho suonato i miei primi concerti,... nel 1980!!! Suonavamo Dutronc, Stones, Velvet, Neil Young.
Prossime uscite?
D: Proprio questa settimana (sto aspettando i dischi) devono uscire il secondo volume della compilation di garage francese, il primo EP di Stompin'Harvey, e un 10" dei Waistcoats.