Bus One 60's Party (Rookies + Grabbies + Morticia's Lovers + Cosmonauti + Hermits + Ups! + Robots + Uninvited) - Thunder Road -

Codevilla (PV) - 7/12/1997

Reduci dalla sfacchinata di ieri, ci mettiamo in macchina verso le due. Formazione: Andrea al volante, il sottocristo navigatore, Vano e Ghila simpatiche vallette. Grazie alla mia perfetta padronanza cartografica, il viaggio di andata scorre tranquillo, e arriviamo al Thunder Road verso le 16:30. Appena entrati incontriamo i Bradipos Four e i Just Teen, che ci hanno preceduto. Subito dopo veniamo rapiti dalle innumerevoli distro presenti, dando fondo in meno di un'ora a tutti i nostri sudati risparmi (al ritorno nessuno avrà più di tremila lire nel portafogli, e addirittura salteremo la cena per poter comprare più dischi!). Si incontra gente conosciuta e se ne conosce altra, il tutto in una gran bella atmosfera. Finito il soundcheck, una bonazza sale sul palco e annuncia il primo gruppo: da Scazzolino (ridente paesello in provincia di Piacenza), i Rookies! Molto timidi nell'approccio, i piacentini suonano un garage classicissimo ed interessante, riuscendo perfettamente nel loro compito di apripista, che è quello di scaldare il pubblico. Lo fanno proponendo una scaletta infarcita di covers (ricordo It'll Never Work Out, Misty Lane e Get Out of My Life), che sono notissime a tutti gli addetti ai lavori, suonate con il cuore e la testa negli anni d'oro del garage. Sicuramente un po' di esperienza in più porterà loro fama, soldi e donne a non finire (per la simpatica & carina tastierista provvederei volentieri io stesso). Dopo questi sani tre quarti d'ora di divertimento, tocca ai giovani Grabbies, il cui insipido ma comunque pesante polpettone sonoro mi convice ad allontanarmi all'istante dal palco. Scusatemi per questa sicuramente superficiale sintesi (e beccatevi pure 'sta allitterazione!), non ce l'ho proprio fatta, se valgono qualcosa ne sentiremo parlare e reciterò il mea culpa. Da vero reporter, decido di sbattermi per voi e cerco qualcuno da intervistare. Non un qualcuno qualsiasi, beninteso, ma un Qualcuno! Chi meglio dei miei instro-rockers italiani preferiti, i Cosmonauti? Just a minute and I introduce myself... Beh, subito dopo l'intermezzo giornalistico mi accorgo che la musica sta per cambiare, infatti degli strani personaggi sono saliti sul palco. 'Hi boyz, we're the Morticia's Lovers!', e cominciano a massacrare le orecchie dei presenti con il loro torrido e potente garage-punk. Esteticamente, qualcuno li definirebbe dei tipi da spiaggia: il cantante, in giacca e cravatta, ha quasi 20 anni per gamba e un piercing al sopracciglio, e il chitarrista sfoggia un boa di struzzo viola attorno al collo. Proprio dei figurini. Il tipo di musica da loro proposta, al contrario, non ha niente di raffinato: devono avere innalzato nelle proprie case degli altari ai Mummies! Una via l'altra sparano addosso al pubblico, cui lo show non sembra dispiacere affatto, The Crusher (Novas), due belle versioni di Zodiac (Supercharger) e One Potato, Two Potato, altre covers che al momento non ricordo ed una marea di pezzi loro, tra cui una canzone dedicata all'hashish, davvero molto trascinante. Sebbene manchino di esperienza (ma quando mai è servita per suonare questo genere?, anzi di solito è addirittura deleteria!), in un'oretta riescono comunque a lasciare un'ottima impressione, spero di poterli rivedere presto. A questo punto si fa pausa cena (o meglio, gli altri la fanno, noi rimaniamo in ascetico digiuno) e in seguito altri soundcheck. Verso le nove gli dèi della maniacale precisione strumentale, paladini italiani del 60's sound, capi supremi del riverbero, sì insomma se non siete idioti l'avrete capito, i Cosmonauti, incazzati neri per il fatto che devono suonare per primi, imbracciano gli strumenti e senza alcuna difficoltà spaccano il culo a tutti quanti. Quaranta minuti di attacco sonoro serratissimo, tutto in apnea, per un concerto che nessuno dei presenti dimenticherà facilmente. Espressione tipica di coloro che stanno sotto il palco: bocca aperta e occhi sgranati fissi sulle mani di uno dei quattro. Dagli ampli arrivano delle rasoiate incredibilmente potenti, neanche il minimo errore, un muro di suono che toglie il fiato (anche grazie alla buona acustica del Thunder Road). La scaletta del combo romano recita a ripetizione brani dei gruppi che tutti dovrebbero amare, io ricordo Blue Surf degli Impacts ed un lungo medley dei Ventures che inizia con Walk Don't Run; ovviamente non possono mancare gli originali, che se non si conoscessero potrebbero benissimo essere scambiati con pezzi dei gruppi sixties americani. In definitiva, il devasto è assicurato. Alteri come sono arrivati, così se ne vanno i grandi Cosmonauti, e noi tiriamo il fiato, fino a quando gli Hermits prendono possesso del palco. Ore 22:00, arriva Manlio, cantante dei sopracitati, rinchiuso in una camicia di forza, ed il bordello ha inizio. Non avevo mai visto prima un concerto degli Hermits, e pensavo suonassero del canonico garage-punk à la Back From The Grave. 'Sti cazzi!! Mentre Manlio tenta, con sforzi in stile Lethal Weapon, di liberarsi dal suo piccolo impaccio personale, urla nel microfono come se ne andasse della sua vita, accompagnato dagli altri e da buona parte del pubblico. Alla fine del terzo pezzo una mano riesce a farsi strada tra i lacci ed in pochi secondi, tramite una sicura lussazione della spalla, il furioso cantante si disfa completamente dell'insolito indumento, rivelando un'allegra camicia a fiori. "Questa è una serata surf, no? E allora mi sono vestito in stile surf!", commenta, dopodiché il casino ricomincia con una selvaggia versione di Surfin' School. Inutile dire che sotto al palco il pogo impazza e gli spintoni si sprecano, manco fossimo ad uno stupido concerto metal. Vaffanculo a chi poga, rispetto a chi balla senza rompere il cazzo agli altri. Il concerto procede su ritmi molto serrati, gli Hermits sono il gruppo più lontano dal concetto di purista e il loro suono dal vivo non ha proprio niente a che vedere con il garage classico, anzi, a dire la verità non ha niente a che vedere con il garage in generale: è solo rock and roll suonato in maniera selvaggia e forsennata, diciamo pure punk. Quello degli Hermits è infatti uno dei concerti più punk che abbia mai visto: sputi a migliaia, continuo lancio di oggetti da e verso il palco (fatto che sarà causa della fine prematura del loro set, quando la tastierista verrà colpita in fronte da un microfono volante), dita medie in mostra, risse tra cantante e pubblico ed altri simili atteggiamenti stronzi. A parte queste tristezze, e considerato il fatto che la mamma dei cretini è sempre incinta, gli Hermits offrono un grande show. Non può essere altrimenti, date le trovate di un cantante come Manlio, capace di portare sul palco un sacco pieno di gadgets quali varie asce di plastica, elmi e caschi da palombaro e bandiere con ossa e teschio. Ne risulta uno spettacolo molto divertente, che permette al pubblico di interagire (tramte i cori e gli oggetti). Peccato per la sua fine "drammatica". Dissipate le preoccupazioni per la fronte sanguinante della sfortunata tasto-sassofonista, le Ups! si preparano ad allietarci con il loro sound accattivante. Questa sera suonano in formazione ridotta a causa dell'assenza di Chiara, introvabile al momento della partenza, e tocca al poliedrico Febo prenderne il posto al basso. La defezione della simpatica bassista risulta però determinante, poiché oggi il suono di quello che ritengo uno dei migliori combos strumentali in Italia non convince per niente: manca la cattiveria e la velocità di una volta (a long time ago...!?!), e questo risulterà essere uno dei loro peggiori concerti di sempre. Non voglio certo dire che hanno fatto schifo, ci mancherebbe altro, anche perché un peggior concerto delle Ups! è sempre meglio della migliore prova di tanti altri gruppi scrausi. Sono rimasto solo un po' deluso dalla prestazione di stasera, perché avevano la possibilità di dimostrare il loro valore e l'hanno sprecata con la loro imprecisione. Forse hanno solo bevuto poco... Comunque neanche stasera mancano i classici dei loro concerti: It's Up To You, Ups Diana (questa volta con due simpatiche go-girls sul palco!), Death Of A Board e Febo che tira fuori il pisello davanti a tutti. Nonostante tutto, è stato un concerto divertente come sempre, speriamo che si ripiglino. A questo punto dovrebbero suonare i Doctor Explosion, famoso gruppo garage-punk spagnolo, ma al loro posto si presenta un gruppo svizzero composto da due tipi e due giulive donzelle, i Giant Robots. Io e Ghila ci piazziamo sul palco, proprio dietro il sedere della tastierista spilungona, e fruiamo così di una visione "alternativa" del set. Il combo sguizzero propone un buon r'n'r-garage che non vi posso descrivere più di tanto, poiché verso la terza canzone una persona di cui non dirò il nome (dirò solo che stasera guida) si mette a fare la lagna, dicendo che non sta bene e che vuole andare a dormire. A nulla valgono le nostre proteste, la piaga sociale ha il coltello dalla parte del manico e dobbiamo partire per forza, dopo aver salutato la cricca di Caserta. Per tale ragione non riusciamo neanche a vederci il concerto degli Uninvited, del quale comunque tutti in seguito mi diranno un gran bene, né tantomeno riesco a combinare l'ntervista con i simpatici Piergiorgio e Andrea. Sarà per un'altra volta. Il titolo di MVP della serata va sicuramente ai Cosmonauti, che hanno dimostrato a tutti di non essere secondi a nessuno nel panorama dei gruppi strumentali italiani. Medaglia d'argento agli Hermits, e qui mi fermo. La SuperCoppa la vincono invece gli organizzatori della serata, bravi! Speriamo che altri prendano esempio da loro e dal Festival Beat, per la gioia nostra, vostra, di grandi e piccini e in generale degli amanti dei 60's.